Per chi non avesse letto Bolina, ecco l'articolo... Inoltre qui trovate i commenti sul nostro Forum.
Cari Amici,
Nella seconda immagine vediamo invece l'esterno di un pieghevole che invita a visitare il 21° Salone Nautico Internazionale di Genova del 1981 per verificare di persona la bontà delle barche costruite dai cantieri Classis.
Carpe Diem è ormeggiata al Circolo Nautico Caposele in località Vindicio a Formia in provincia di Latina.
Ad una osservazione d'insieme notiamo che Carpe Diem è dotata di un'ampia plancetta di poppa con scaletta da bagno integrata; le antenne del VHF e del GPS sono fissate su due pali al pulpito di poppa. Non manca il porta canna con la traina filata di poppa, non si può mai sapere... :o)
Vediamo a riva la randa steccata , dotata di Lazy Jack/Bag, e il genoa con taglio triradiale. Osserviamo in coperta la presenza del Tread Master originale e di oblò apribili sia nel WC che nella zona carteggio.
Scendiamo adesso sotto coperta e vediamo il quadrato con la cuscineria rivestita di tessuto azzurro; sulla paratia, un quadro con i classici nodi marinari, l'orologio ed il barometro.
La zona cucina ha la sistemazione classica e nella cabina di prua si fa notare il motore del verricello elettrico. Se volesse dissimulare questo aggeggio non proprio estetico, Marco potrebbe avvalersi della bella soluzione attuata su ILA.
Abbiamo anche due immagini di Carpe Diem sull'invaso; vediamo un dettaglio dell'elica bipala Max Prop che, scrive Marco, ha migliorato le prestazioni a vela della barca.

"Ingrediente" non certo indispensabile ma assai utile per potersi godere questo piacere è il tavolino da pozzetto.
Questo elemento d'arredo, per essere funzionale, deve avere alcune caratteristiche irrinunciabili. Deve essere sufficientemente grande ma, al tempo stesso, non troppo ingombrante o pesante per poter essere stivato con facilità; deve essere semplice da montare e smontare e, naturalmente, una volta montato deve essere ben stabile.
L'amico Pino Cicione mi ha inviato alcune foto del tavolino in dotazione al suo Peterpan. Non è chiaro se fosse un optional offerto dal Cantiere oppure la realizzazione di un precedente armatore. Starà a voi, eventualmente, chiarire questo dubbio.
Come possiamo vedere dalle foto, il tavolo è fissato alla barca da due cilindretti che si incastrano nei rispettivi bicchierini situati nella parte superiore dello specchio di poppa.
Il piede, ripiegabile, si incastra con lo stesso sistema al coperchio del vano motore.
Questo tavolino è davvero molto carino e certamente rispetta le caratteristiche viste precedentemente. Tuttavia, se mi è concessa una critica, trovo che il sistema di aggancio ha lo svantaggio di dover praticare tre fori sulla barca per sistemare i bicchierini.
La mia Dangi Blu era sprovvista del tavolino da pozzetto e, non volendo rinunciare alle suddette cenette di fronte al tramonto, ho dovuto fare ricorso a tutte le mie scarse doti di bricoleur per realizzare il tavolo che qui vi presento.
Materiale occorrente:
- una tavola di buon compensato marino di cm 60 x 105, dello spessore di cm 1,5
- due listelli in mogano a sezione rettangolare
- due angolari in acciaio inox
- due piastrine inox per incastro (non conosco il nome tecnico...aiutatemi voi)
- un tubo in acciaio inox
- una base inox per il tubo
- viti inox autofilettanti di varia misura
- un piedino in gomma
- due fermatubi in plastica
- carta abrasiva fine e impregnante per legno
Realizzazione:
La realizzazione è piuttosto semplice e necessita di pochi banali attrezzi che tutti abbiamo in barca o a casa.
Innanzitutto occorre posizionare le due piastrine all'interno dello specchio di poppa tenendo conto dello spessore della tavola e dei listelli. La distanza fra le due piastrine è di 42,5 cm.
Prepariamo la tavola arrotondando gli angoli anteriori e il lato posteriore in modo che accompagni la curvatura dello specchio di poppa. Fissiamo i listelli alla tavola e su questi gli angolari tenendo conto, naturalmente, della distanza delle piastrine nelle quali dovranno incastrarsi perfettamente.
A questo punto fissiamo la base portatubo e facciamo delle prove per individuare la lunghezza del tubo che consenta, col piedino di gomma montato, di mantenere orizzontale il nostro tavolo.
Una volta che tutto l'insieme risulta perfetto, possiamo rimuovere la base porta tubo e gli angolari e passare alla verniciatura del tavolo che effettueremo, dopo aver ben levigato con carta abrasiva di varia grana, con alcune mani di impregnante e una finitura che può essere lucida o satinata secondo il proprio gusto personale.
Tempo di esecuzione: diciamo che fra varie prove e la realizzazione vera e propria, mi sono servite alcune giornate ma tenete presente che lavoravo nei ritagli di tempo e, come ho detto, non ho grande manualità.
Costo: se non ricordo male, all'epoca spesi circa 60.000 delle vecchie buone Lire
Il tavolo risponde abbastanza alle caratteristiche ideali viste in precedenza. L'unico neo è, se vogliamo, il peso che sarebbe potuto essere inferiore utilizzando una tavola e dei listelli leggermente meno spessi. Un vantaggio, credo non trascurabile, è che non è necessario praticare fori nella barca, tranne quelli per fissare le piastrine con 4 vitine.
Inoltre è abbastanza grande ma facilmente stivabile e si monta e si smonta velocemente da soli.
Il suo posto a bordo di Dangi Blu è nel cuccettone di poppa sistemato di taglio e ben incastrato con un tacco di legno incollato al cielino.
Il tavolo accoglie comodamente quattro persone e per noi che siamo tre è più che sufficiente. Quando ospitiamo amici, sistemo una tavola a ponte fra le panche del pozzetto in modo da creare un'altra seduta sul lato anteriore del tavolo. Se poi si è proprio in tanti, ci si sparpaglia un pò per tutta la barca... con i piatti in mano e tanta allegria :o)
Buon lavoro e buon appetito! ;o)
Ci sono due scuole di pensiero: alcuni pensano che la barca, come i pesci, debba stare sempre in acqua; altri ritengono che sia meglio, ogni tanto, tirarla in secco. Nel nostro caso la scelta è obbligata in quanto nei mesi autunno-invernali il porticciolo di Numana non è in sicurezza. Molti armatori trasferiscono la barca in porti vicini come Ancona o Civitanova Marche, altri invece la tirano in secco.
Se non si è proprietari di un invaso, bisogna prenderne uno in locazione e poi portarlo via con un camion con relativo costo del trasporto. L’invaso che presentiamo è stato realizzato da un nostro amico, armatore di un Gran Soleil 34, che però lo teneva inutilizzato da molto tempo in un garage e ce l’ha gentilmente regalato.
Questo invaso ha l’enorme vantaggio di poter essere montato o smontato in circa mezz’ora; può essere facilmente trasportato su un bagagliaio d’auto o all’interno di una station wagon.
Ci sono 4 pezzi che misurano
L’ invaso ben si adatta a barche dagli 8 ai
Le staffe con gli snodi dove poggia la barca, sono ricavate da bracci di auto rimediati da sfasciacarrozze. In sintesi, l’invaso e’ molto sicuro, robusto , smontabile, facile da trasportare, di facile montaggio e di facile realizzazione con una spesa di materiale di circa 300 - 400 euro.
Le nostre doti da disegnatore non sono un eccellenti, comunque l’invaso misura 2 x
Nelle foto si nota l’assenza dell’elica in quanto l’area antistante al porticciolo è priva di sorveglianza e di manilunghe ce ne sono dovunque!
Roberto e Pino